I contributi volontari delle famiglie alle scuole non possono essere in alcun modo trasformati in contributi obbligatori. Secondo la ministra dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, che raccoglie la denuncia fatta da una associazione di consumatori, tale trasformazione rappresenterebbe un “atto illegittimo”. Eppure a quanto pare si tratta di una prassi tutt’altro che illimitata: istituti
scolastici che presentano la richiesta economica alle famiglie – dai 30 ai 1oo euro, a seconda – omettendo un particolare fondamentale: ovvero che il contributo è facoltativo, e non potrebbe essere altrimenti. Fino ad arrivare allo scandalo, da noi denunciato in un precedente articolo, della scuola pubblica pugliese che aveva creato una lista nera in cui i nomi dei genitori che rifiutavano i contributi veniva esposta in aula in una specie di pubblica gogna. La denuncia dei consumatori, secondo la ministra, ”impone un’attenta verifica da parte degli uffici scolastici regionali, che saranno in tal senso chiamati a vigilare dal ministero. Tale prassi risulta ancora di più ingiustificabile a fronte del reintegro dei fondi per le spese di funzionamento e anzi del loro aumento in questo anno scolastico, da 130 a 200 milioni di euro. Mi sembra inoltre opportuno che le dirigenze scolastiche rendano conto ai genitori dell’utilizzo delle risorse, rendendo universale l’adozione del ‘bilancio sociale’, che non a caso è lo strumento attraverso il quale alcune tra le scuole meglio gestite si presentano al territorio”.
Massimiliano Dona, segretario generale dell’Unione nazionale consumatori (UNC), aveva rilevato le numerose segnalazioni raccolte in merito alla scorretta modalità di presentazione della richiesta di pagamento del contributo scolastico volontario: “In alcuni casi il contributo, che è quantitativamente a discrezione della dirigenza scolastica ed oscilla mediamente tra i 30 ed i 100 euro, viene presentato alle famiglie omettendo l’aspetto facoltativo dello stesso, risultando in alcuni casi alla stregua della tassa scolastica vera e propria. E’ doveroso ricordare che nessuna famiglia deve sentirsi obbligata dai metodi più o meno pressanti dell’istituto scolastico a tale pagamento, e che, nel caso in cui ci si rifiutasse di effettuarlo, tale linea non può e non deve in alcun modo costituire elemento di discriminazione per l’alunno”.
“Per quanto riguarda le famiglie che decidono di contribuire – secondo Dona – queste hanno il diritto di ricevere dalla scuola informazioni specifiche in merito al come viene gestito l’intero ammontare e tale contributo (letteralmente ‘erogazione liberale’) e’ detraibile nella dichiarazione dei redditi nella misura del 19%”.
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05.10.2011 - ore 10.38
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